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Ci sono momenti della vita in cui, il bisogno di evasione dai frenetici ritmi quotidiani imposti dalle nostre giornate-tipo, si fa sentire più del solito e la mente comincia a vagare per terre e posti a noi ancora sconosciuti. Non più solo alberghi e discoteche, spiagge e locali notturni, ma anche distese di erba, sconfinati campi di grano, imponenti montagne, cittadine dal sapore antico in cui le persone ti salutano anche senza conoscerti. Itinerari lungo i quali, recuperando il giusto rapporto col paesaggio, finisci per recuperare anche una parte di te che stava scivolando via. In questa visione di vacanza alternativa si colloca il turismo a piedi o in bici, una pratica che riafferma il concetto secondo cui in un viaggio, non è necessariamente la meta ad arricchirti, ma il viaggio stesso.

Il viaggio su "due ruote" o su "due gambe" che fino a poco tempo fa, e forse ancora oggi, era stato visto in Italia come un'impresa, in molti paesi europei è da sempre considerato come uno dei tanti modi per passare le proprie ferie, simpatico ma non particolarmente eroico e tantomeno super-sportivo. Un viaggio così, è considerato l'ideale per poter gustare nel modo più completo la natura ed i suoi paesaggi.

In questo modo, mentre il turista in auto si sposta velocemente da un luogo all'altro, il cicloturista così come il viandante, approfondisce la conoscenza del territorio metro per metro, riscoprendo e valorizzando luoghi di importanza secondaria, fermandosi a mangiare e dormire in paesi spesso tagliati fuori dalle migrazioni turistiche di massa.

In Europa, paesi come l'Olanda la Danimarca, la Germania e l'Austria, offrono al cicloturista percorsi attrezzati con chilometri di piste ciclabili e strade secondarie segnalate. Anche Francia e Irlanda sono mete ormai classiche per gli avventurieri della bicicletta, grazie all'infinità di strade secondarie e poco trafficate che le percorrono. L'Italia, come è noto, non è uno dei paesi più attrezzati d'Europa dal punto di vista cicloturistico, tuttavia, se si programma accuratamente l'itinerario, cercando sulle mappe le strade secondarie, il nostro paese offre molte possibilità.

Stupisce quindi la totale mancanza di una politica italiana per favorire questo nuovo fenomeno turistico, il che è assurdo e stupido in un paese che ha, in questo settore ampi margini di miglioramento e che, per il clima e le attrazioni storico-culturali e naturalistiche diffuse su tutto il territorio, sarebbe molto più appetibile delle classiche mete del cicloturismo europeo.

Tuttavia gli italiani si stanno appassionando a questo nuovo modo di concepire e vivere la vacanza ed i luoghi da visitare. Sui vari siti internet che associazioni, enti e agenzie turistiche pubblicano per i turisti in bici, è facile trovare avvincenti racconti di ragazzi, ma anche di famiglie con bambini, che si sono avventurati in questo tipo di vacanza. Per i neo viaggiatori, il cicloturismo è meraviglioso poiché dà quel senso di libertà che non si avrà mai viaggiando in quella scatola di ferro che è l'automobile.

Di certo, bisogna avere un minimo di preparazione atletica, alimentarsi correttamente, avere un pò di spirito d'adattamento e senso pratico, ma forse tutto ciò aiuta a migliorare la qualità della vita.

Il messaggio, semmai ce ne fosse uno, è che fare un viaggio in bici oggi, non è necessariamente prerogativa di ciclisti avventurieri di queste esperienze amanti del pericolo. Basta della sana passione e un po’ di spirito d’avventura e chiunque può realizzare qualcosa di indimenticabile. Da soli o in compagnia, l’importante è partire.

 
     
   
 
 
 
 
 
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