SENZA META

Attrezzatura

ACCESSORI BICI

Quasi mai una bicicletta monta, di serie, tutto il necessario.
Le impugnature supplementari, ad esempio, vanno acquistate a parte.
Esse offrono vari vantaggi: permettono di cambiare posizione alle mani quando i polsi si stancano, consentono una presa, e quindi una posizione del corpo più avanzata, nelle salite (con conseguente riequilibrio del baricentro sulla pedaliera) e garantiscono una presa ottimale quando si pedala in piedi (posizione detta della “ballerina”, occasionalmente utile, a patto di non esagerare).
Sono inoltre estremamente utili quegli accessori che hanno la funzione di aumentare la coesione tra piede e pedale: puntapiedi, gabbiette, meccanismi di sgancio rapido.
Il motivo è presto detto, il pedale piatto può essere azionato solamente mediante una spinta verso il basso, quindi la gamba lavora soltanto per un piccolo arco dell’intera pedalata, impiegando solo parte della muscolatura (comunque la parte più potente: quadricipite e polpaccio).

Vincolando il piede al pedale la gamba può continuare a spingere (e tirare) lungo tutti i 360° della pedalata, utilizzando pienamente la muscolatura, con evidenti vantaggi.
Oltre tutto l’azione combinata, una gamba che spinge, l’altra che tira consente al quadricipite di esprimere maggiore potenza.

L’unico inconveniente si pone nel momento in cui ci si ferma, poiché a quel punto occorre che il piede si distacchi dal pedale con la massima velocità e naturalezza, ma è molto più un fatto di abitudine che un problema reale
Esistono diversi modi per ottenere questo tipo di risultato, sistemi di diverso costo ed efficienza, accomunati dall’ulteriore vantaggio di garantire un esatto posizionamento del piede sul pedale.

Sul gradino più basso, il semplice “puntapiedi” risulta efficiente solo per quanto riguarda la spinta in avanti (pedale in posizione alta) e il posizionamento del piede sul pedale (a patto che sia della lunghezza giusta), poco utile invece per quanto riguarda il ben più importante movimento di trazione verso l’alto.
Esso risulta consigliato solo per i principianti, in genere timorosi di non riuscire a sbloccare il piede in tempo al momento delle soste.
Le gabbiette migliorano decisamente l’efficienza nella fase di trazione, bisogna però evitare di stringerle troppo, come anche di impiegare scarpe con la suola molto artigliata, pena il non riuscire, in caso di necessità, a sfilare il piede in tempo per non cadere.

Regolare la larghezza del cinghietto in modo che la scarpa possa infilarsi e sfilarsi comodamente.
Si perde un po’ di efficienza nella fase di trazione, ma si guadagna, e molto, in tranquillità.
Il sistema migliore è però il cosiddetto “sgancio rapido”, consistente in un gruppo integrato pedale/scarpa.
Al momento tali pedali vengono proposti anche a prezzi, se non proprio bassi, tutto sommato accettabili in vista di un utilizzo prolungato.
Sulla scarpa (ovviamente già predisposta) viene applicata una staffa che, sotto pressione, va a bloccarsi in una apposita sede sul pedale.
A differenza dei modelli per bici da corsa (standard LOOK), che impediscono, una volta scesi dalla bici, di camminare comodamente, nella più recente versione per mountain bike (standard SPD) la scarpa dispone di una piccola placchetta metallica in posizione rientrata rispetto alla tassellatura della suola.
Questo sistema, una volta scesi dalla bicicletta, consente di camminare comodamente.
Il vantaggio principale consiste nel fatto che, durante la pedalata, il piede resta perfettamente trattenuto in tutte e quattro le fasi di spinta e trazione, mentre può essere sganciato facilmente con una leggerissima torsione verso l’esterno.
Attenzione solamente alla corretta regolazione della molla di sgancio: all’atto della vendita questi pedali sono quasi sempre regolati alla massima forza di bloccaggio, e vanno allentati, pena il non riuscire a sganciarsi in tempo e cadere (questo è il motivo per cui molti restano diffidenti).

Il sistema dà problemi solo nel caso ci si trovi a camminare nel fango, quest’ultimo interferisce sia nella fase di aggancio (ovviamente) che in quella di sgancio (ben più critica!).
Dotazione essenziale è il portapacchi, giacché: “quando la strada è tanta, è meglio far portare il peso alla bici!”.
Gli zaini, oltre a scaricare il peso sulle reni, fanno sudare abbondantemente la schiena.
Nel caso di lunghi viaggi, che si affrontano con almeno 7-10 kg di bagagli, è impensabile di trasportarli in uno zaino: non si resiste mezz’ora!

Se intendete montare un portapacchi, verificate che il telaio della vostra bici disponga degli attacchi filettati predisposti, in caso contrario sarà molto difficile ottenere un fissaggio idoneo al trasporto di carichi pesanti (le fascette metalliche tendono a strapparsi, dopo un po’).
Il portapacchi ideale è in alluminio, con le giunzioni saldate e tre asticelle verticali per lato; è il modello che garantisce la massima stabilità alla bici, grazie all’assenza di flessioni laterali, anche montando borse molto pesanti.
Portapacchi più scadenti andranno soggetti a flessioni e torsioni, il che renderà problematico il controllo della bicicletta qualora dovessero sopportare pesi significativi (i già citati 7-10 Kg).

E poi guanti, occhiali, caschetti, pantaloncini imbottiti, specchietti retrovisori, forcelle ammortizzate… il mercato si è sbizzarrito in una quantità di accessori che variano dall’utile, in situazioni specifiche, al puramente decorativo, scegliete senza farvi incantare.

 

I testi di questo articolo sono di proprietà di Marco Pie (marco.pie@tiscalinet.it) – www.fiab-onlus.it

 

Il caschetto 
Serve a non trasformare una caduta in una tragedia e, anche se può sembrare un intralcio, è necessario portarlo sempre in testa e ben allacciato, quindi, sceglietene uno che vi calzi a pennello. Premetelo sul capo e se sentite pressioni localizzate su punti specifici non prendetelo. Provate a scuotere la testa ed assumete la posizione che solitamente tenete in bicicletta e se dovesse sballonzolare o scivolare in avanti scartatelo. E’ importante che il casco sia ben areato, che i flussi d’aria siano ben distribuiti, che sia dotato di rete anti-insetto, che protegga bene la nuca e che rifranga la luce per essere visibile anche di notte. Per la stagione invernale procuratevi un sottocasco termico avendo l’accortezza di evitare quelli troppo scivolosi che renderebbero il casco instabile. Proteggere gli occhi: è opportuno dotarsi di un paio di occhiali da ciclismo anti-UVA ma chi ha problemi di vista e non usa lenti a contatto può optare per dei costosissimi occhiali tecnici corretti o per un casco con visiera (con sotto i normali occhiali) che, oltre ad assicurare la stessa protezione dai raggi uva, dalle intemperie e dagli insetti, risulta anche più confortevole, aerodinamico, economico e vezzoso. Purtroppo, per ora, non sono molto diffusi perché destinati all’uso agonistico (cronometro).

Il contapedalate 
E’ un accessorio dei ciclocomputer più sofisticati e costosi e si rivela utilissimo per chi deve imparare a pedalare. Se non volete spendere denaro potete ottenerlo convertendo il vostro normale ciclocomputer. Infatti, installando il sensore del ciclocomputer sulla pedaliera e tarando il parametro di circonferenza della ruota a mt. 1,666 otterrete il numero delle pedalate al minuto /10 (es. 83 pedalate al minuto saranno visualizzate come 8,3 km/h). Cercate di non scendete sotto le 80 pedalate al minuto in pianura e sotto le 60 in salita, una volta fatta l’abitudine a tenere il ritmo di pedalata il vostro ciclocomputer potrà tornare a fare il suo mestiere. I ciclisti di una volta usavano un sistema semplice ma efficace per regolare la frequenza di pedalata, ogni volta che il pedale destro passa accanto al portaborraccia fate un …ta…, poi tenendo il ritmo …ta…ta…ta…ta… guardate l’orologio… in quindici secondi dovete contare almeno 20 …ta… in pianura ed almeno 15 in salita.

Gli attrezzi.
Nella borsetta del pronto intervento non dovranno mancare: il kit per le forature, una pompa, un set di chiavi a brugola, chiavi inglesi da 8, 10 e 15, pinze, giravite a croce, cavetti del cambio e dei freni. Per escursioni prolungate sarà necessario portare anche uno smagliacatena, una o più camere d’aria, viti e bulloni di ricambio , fil di ferro e una coppia di pattini per i freni.
Se si prevede di percorrere strade e mulattiere fangose vale la pena di portare un flacone di lubrificante per la catena, in modo da effettuare di tanto in tanto un po’ di manutenzione “on the road”.

Avvisatori acustici 
Evitare i campanelli in plastica, fragili.
Abbiamo dei nuovi prodotti, in metallo, importati dalla Cina, come il campanello “Din Don” di dimensioni decisamente maggiori e dotato di campana grande e più rumorosa, e quelli “ rotativi”, anch’essi di grandi dimensioni e ancor più rumorosi. Entrambi garantiscono un’intensità di suono pari a 75/80 Db.
Passando ai campanelli di tipo elettronico, ce ne sono di dimensioni più contenute con frequenza alternata a due tonalità e intensità sonora pari a 75/80 Db.: sono molto utili per la città.

Freni
La qualità della frenata dipende anche dal cerchio (che nelle bici da città è quasi sempre in acciaio) e dall’attrito che esercita il pattino su di esso, specie in caso di pioggia: in questo senso è consigliabile il cerchio in lega leggera d’alluminio, che è più repellente all’acqua e presenta una leggera satinatura, per cui, essendo più ruvido, assicura maggiore attrito. Sgrassate i cerchi con l’aceto. Sarebbe opportuno lubrificare le parti di trasmissione dell’impianto frenante e scegliere sempre cavi in acciaio inossidabile. Occorre frenare sempre con piccoli colpi regolari per evitare il bloccaggio delle ruote. In caso di lunghe discese i pattini surrriscaldati possono lasciare frammenti di gomma sul cerchio, da rimuovere. Pulite i pattini con acetone.

Non sono necessari nel traffico urbano dei costosi freni a disco, oppure di tipo idraulico, buoni freni cantilever o “a ganascia” sono più che sufficienti. Purtroppo le biciclette in circolazione, soprattutto quelle acquistate attraverso la grande distribuzione, sono equipaggiate con componenti di basso livello (assolutamente da evitare ad esempio le leve dei freni in plastica, e attenzione anche alla qualità dei pattini o a quella dei cavetti dell’impianto!) e frequentemente gli utenti quotidiani della bici, specialmente se hanno i cerchi d’acciaio, hanno dei grossi problemi in frenata. Un buon compromesso, in grado di offrire sufficienti garanzie, è rappresentato da un freno posteriore A TAMBURO e da un freno anteriore CANTILEVER o A GANASCIA.

Luci
L’impianto classico presenta, oltre alla dinamo, un fanale con luce a incandescenza anteriore. Oggi si può avere, con una spesa di diecimila lire aggiuntive, un più moderno faro ALOGENO che è già un vero e proprio proiettore, con un buon fascio di luce. Esiste un tipo di dinamo centrale (non quindi laterale, sulla forcella) con un rullino che agisce sul copertone: è molto più funzionale, anche se usura maggiormente il copertone.

• Impianti a batteria: sono costituiti da un faro anteriore alogeno, alimentato da 2 batterie, che offre un ottimo fascio di luce, ma purtroppo scarsa autonomia ( non più di 6 ore).

Per quanto riguarda le luci posteriori, si vanno diffondendo i fanalini “FLASHING LIGHT”, caratterizzati da una serie di “led” (talora intermittenti) ad alta luminosità e basso consumo: sono alimentati da 2 batterie ed hanno un’autonomia molto elevata (più di 500 ore) e sono visibili a 500/600 m. di distanza. Ne è stato ultimamente diffuso un altro tipo, un lampeggiante a luce stroboscopica, che dà una luminosità ancor più elevata, pur con la medesima durata.

• Catadiottri: oltre al tipo tradizionale ancorato ai raggi delle ruote, è oggi in circolazione un particolare tubicino, da inserire tra un raggio e l’altro, nel diametro interno del cerchione, ricoperto da una speciale pellicola gialla ad altissima rifrangenza.

ATTENZIONE. Ricordarsi di pulire ogni tanto il fanale. Fare attenzione alla direzione del fascio di luce, che non deve essere rivolto verso la ruota ma in profondità! Se si ha il portapacchi anteriore, montare il fanale in punta al portapacchi.
Dovendo scegliere un casco ed un impermeabile, tanto vale prenderli chiari; alcuni caschi hanno piccoli catarinfrangenti.

Specchietto

In tema di sicurezza, questo è un accessorio utilissimo, specialmente in città: è consigliabile il tipo PARABOLICO. Gli attuali specchietti sono adattabili anche alle bici da corsa.

 

I testi di questo articolo sono di proprietà di Alessio Di Tommaso – www.bikeride.it